
C’è un legame indissolubile tra l’arte, il paesaggio e la memoria dei luoghi. Chi cammina tra le stradine lastricate di Mercogliano e sale verso il borgo medievale di Capocastello avverte subito che ogni pietra, ogni arco e ogni scorcio montano custodiscono secoli di storie, dominazioni, rinascite e suggestioni naturali.
Un abbraccio tra boschi e cielo: la natura del Partenio
Adagiato alle falde meridionali del Massiccio del Partenio, il territorio di Mercogliano si estende dai circa 660 metri del borgo medievale fino agli oltre 1.400 metri delle vette più alte, tra boschi di faggi secolari e fitti castagneti.
Salendo verso la montagna si incontrano luoghi iconici:
- Acqua Fidia (1.000 m), oasi ricca di sorgenti purissime già apprezzate in epoca romana.
- Il Santuario di Montevergine (1.270 m), faro spirituale e storico fondato da San Guglielmo, che dall’alto domina l’intero orizzonte irpino. Meta di pellegrinaggio per l’adorazione di Mamma Schiavona
- Campo Maggiore (1.406 m), una spettacolare radura d’alta quota che conserva le tracce di un antico bacino preistorico (“Il Laghetto”) e regala un panorama mozzafiato che spazia dall’entroterra campano fino al mare e alle isole del Golfo.

Dalle origini romane alla nascita del borgo fortificato

Il toponimo Mercogliano affonda le sue radici nell’antico Mercurianum, legato ai possedimenti dei magistri mercuriales, i magistrati dediti al culto del dio Mercurio. Con la presenza romana legata alla vicina colonia di Abellinum, l’area fu teatro dei primi albori del Cristianesimo in Irpinia e del martirio dei Santi Modestino (patrono della città), Fiorentino e Flaviano.
La vera fondazione dell’abitato risale però alla fine del VI secolo d.C., quando i profughi di Abellinum, in fuga dall’avanzata dei Longobardi, trovarono rifugio su questa collina protetta.
Intorno all’anno Mille, per fronteggiare le mire normanne, il casale fu elevato a castello e cinto da poderose mura difensive, trasformandosi in una roccaforte strategica governata da quattro porte cardinali:
- Porta dei Santi (o Porta del Piede): l’accesso inferiore che apriva il paese al territorio, dove ancora oggi vegliano le effigi dei santi protettori.
- Porta dell’Acqua: situata presso una cavità sorgiva sotterranea che alimentava fontane e mulini cittadini attraverso un ingegnoso canale in pietra.
- Porta del Capo e Porta Mazzocca: a completare il circuito difensivo.
Secoli di vicende: Normanni, Svevi, la peste e il fuoco
Dall’assedio di Ruggero II — che nel castello fece imprigionare Matilde, moglie del conte Rainulfo di Avellino — al passaggio sotto gli Svevi con Enrico IV (che concesse il borgo in feudo agli abati di Montevergine), Mercogliano visse epoche di grande rilevanza politica.
La storia del castello conobbe una drammatica battuta d’arresto nel 1656, anno della grande peste e di un violento incendio che ne decretò l’abbandono. L’episodio è ancora oggi testimoniato dal dipinto sul soffitto della Chiesa di San Modestino, che ritrae il Santo patrono nell’atto di implorare la Vergine per la salvezza del paese. Successivamente, nel corso del Settecento e dell’Ottocento, le pietre dell’antica rocca vennero in parte utilizzate per nuove costruzioni, fino ai moderni interventi di recupero e tutela del patrimonio artistico e architettonico.

Le tracce del passato da riscoprire oggi

Nonostante le trasformazioni dei secoli, il centro storico e il borgo antico custodiscono tesori di grande fascino che meritano di essere esplorati con sguardo attento:
- I ruderi del Castello e la cinta muraria: custodi silenziosi della storia medievale del borgo.
- Il Palazzo della Dogana (seconda metà del XVI sec.): situato nei pressi di Porta dei Santi, caratterizzato dalla facciata in bugnato di tufo, portale archivoltato e decorazioni floreali con stemma nobiliare.
- La Chiesa Madre dei SS. Pietro e Paolo: eretta sui resti di un antico tempio pagano dedicato ai Dioscuri (Castore e Polluce), custodisce le reliquie di San Modestino e dei suoi compagni martiri.
- Le chiese storiche: la Chiesa della SS. Concezione (con la sua suggestiva cripta), la SS. Trinità/SS. Salvatore, San Giovanni e San Francesco.
- Le antiche fontane in pietra, testimoni dell’abbondanza e della cultura dell’acqua che caratterizza da sempre il nostro territorio.
Il borgo come palcoscenico vivo
Riscoprire queste radici non è un semplice esercizio di memoria: per noi di Castellarte, conoscere la storia di Capocastello e di Mercogliano significa comprendere l’anima del palcoscenico su cui per 24 anni si sono incontrati teatro, musica, circo contemporaneo e arti visive.
Ogni vicolo che risuona di note, ogni scorcio illuminato da una performance è un modo per far rivivere queste pietre, trasformando la memoria storica in un’esperienza collettiva viva, accogliente e senza tempo.
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