
Arroccato sui costoni rocciosi del massiccio del Partenio a circa 650 metri di quota, Capocastello non è soltanto il cuore medievale di Mercogliano: per secoli è stato la soglia, il confine tra il mondo abitato della vallata e il sacro silenzio della montagna.
Prima della costruzione della strada rotabile e della funicolare nel Novecento, chiunque volesse raggiungere il Santuario di Montevergine – fondato nel XII secolo da San Guglielmo da Vercelli – doveva fare affidamento unicamente sulla forza delle proprie gambe. E quel cammino millenario trovava a Capocastello il suo avamposto cruciale.
La soglia del borgo: Porta dei Santi e l’ultima sosta
La conformazione stessa del borgo antico racconta questa vocazione di passaggio. Il perimetro murario medievale si apriva verso la montagna con Porta dei Santi, così ribattezzata proprio perché da lì transitavano monaci, anacoreti e pellegrini diretti alle quote alte del Partenio.
Capocastello rappresentava l’ultimo centro urbano prima della salita: qui le carovane di fedeli facevano l’ultima sosta per dissetarsi alle fontane pubbliche, riempire le bisacce e prepararsi a un dislivello di oltre 700 metri tra boschi fitti e pendenze impervie.

La geografia sacra della mulattiera

Dalle ultime case in pietra del borgo si dipanavano le antiche mulattiere che risalivano tra castagneti e faggeti. Il sentiero verso la vetta non era una semplice via di transito, ma una vera e propria geografia sacra, scandita da punti di riferimento carichi di memorie e leggende:
- La Sedia della Madonna: un incavo naturale nella roccia dove la devozione popolare vuole che la Vergine si sia riposata durante l’ascesa.
- Il Tiglio Sacro e le fonti montane: tappe di ristoro e preghiera ombreggiate dai grandi alberi secolari del Partenio.
- I sentieri dei boscaioli e dei carbonai: percorsi che intersecavano il cammino dei devoti con le vie del lavoro quotidiano delle comunità montane.
Antropologia di un cammino: paranze, nodi e canti
La salita a Montevergine attraverso Capocastello era un’esperienza collettiva, corporea e sonora.
Dall’Irpinia, dal Napoletano, dall’Agro Sarnese-Nocerino e dal Casertano arrivavano le paranze, guidate dal ritmo incalzante delle tammorre, delle nacchere e dei canti devozionali. Molti fedeli sceglievano di compiere la salita a piedi scalzi, offrendo la fatica fisica come penitenza o ex voto per una grazia ricevuta.
Lungo la via sopravvivevano riti arcaici, come quello delle ginestre annodate: i pellegrini intrecciavano tra loro i rami di due arbusti di ginestra ai bordi del tracciato, a suggellare una promessa di ritorno o un legame spirituale e d’amore affidato alla custodia di Mamma Schiavona.

Dalla Candelora a settembre: un’eredità da riscoprire


Questo flusso raggiungeva il suo culmine nelle due grandi ricorrenze del calendario devozionale: la Candelora (2 febbraio), con la storica e identitaria Juta dei Femminielli, e la Natività di Maria (8-12 settembre), quando migliaia di persone affollavano i vicoli del borgo prima di inerpicarsi sul Partenio.
Oggi, in un’epoca in cui il turismo lento, il trekking culturale e i cammini storici stanno ritrovando una nuova centralità, riscoprire la Via dei Pellegrini da Capocastello significa riconnettersi con le radici profonde del territorio: un percorso in cui pietra, natura incontaminata e memoria comunitaria continuano a dialogare a ogni passo.
Oggi la Via dei Pellegrini è ancora percorribile seguendo il sentiero CAI 201, con partenza da Mercogliano, passando per il Vallone San Guglielmo e con arrivo al Santuario di Montevergine. Tale percorso interseca il percorso CAI 202 proveniente da Ospedaletto e che ha la stessa destinazione finale. Per gli amanti del trekking qui le caratteristiche principali della Via dei Pellegrini:
- Difficoltà: E (Escursionistico);
- DIslivello: circa 700m (partenza da quota 600m e arrivo al piazzale del Santuario a quota 1270m);
- Tempo di percorrenza: 2h 00′ – 2h 30′ (sola salita);
- Segnaletica: Bandierine bianco-rosse CAI;
- Punti di interesse: Rappresenta la storica via pedonale dei devoti. Risale il vallone tra fitti boschi di castagno e faggio, costeggiando le antiche stazioni devozionali e le sorgenti montane.