
Durante la 18a edizione di Castellarte nel 2011, tra gli artisti si è esibito Adriàn Conde, attore, clown e prestigiatore argentino (da anni residente e attivo in Spagna, nelle Asturie), noto a livello internazionale nel circuito del teatro di strada, della magia comica e dei festival di arte urbana e buskers.
In quell’occasione, vista la passione per il mondo della magia, ebbi la fortuna di fargli un’intervista che non vide mai la sua pubblicazione… fino ad oggi!
Buona lettura!
Hola Adriàn, complimenti per la tua partecipazione a castellarte
La tua carriera inizia a teatro nel 1995. Perché ti sei avvicinato al mondo della magia?
I maghi mi piacevano fin da piccolo, forse un po’ più rispetto agli altri bambini. Da allora sapevo fare alcuni giochi di prestigio, ma è stato solo a 18 anni che ho deciso di volermi dedicare a questo, e così mi sono iscritto alla scuola di magia di “FU-MANCHU”.
Ero in vacanza e ho conosciuto due maghi che hanno notato il mio interesse e mi hanno insegnato alcuni giochi. Ho deciso di rientrare prima dalle vacanze per risparmiare denaro e poter così pagare la retta della scuola di magia e comprarmi i primi libri.
Come ti immaginavi la figura del mago? Come si è sviluppato il tuo personaggio nel mondo della magia?
Credo come la maggior parte delle persone. Me li immaginavo con cilindro, smoking e guanti bianchi. Credevo fossero persone molto serie. Poi mi sono reso conto che esisteva un altro modo di fare magia, e credo sia stato proprio questo ad attirare di più la mia attenzione: fonderla con altre arti, come il teatro, il mimo o il clown. In realtà cerco di creare personaggi eccentrici, che catturino l’attenzione di per sé. Che possano portare avanti uno spettacolo senza la necessità di fare magie, giocoleria o fare chissà cosa.

Si dice che un mago sia un attore che interpreta il ruolo di un mago.

Può risultare interessante per il pubblico che questo personaggio si dedichi solo a dimostrarci di essere capace di compiere cose contro natura, “che ha poteri straordinari”.
Ma se a questo aggiungiamo che il personaggio ha un conflitto personale, l’interesse raddoppierà, poiché susciterà la curiosità del pubblico di sapere come lo risolverà, e l’interprete non sarà sostenuto unicamente dalle sue abilità.
Ogni individuo ha caratteristiche fisiche e mentali che lo differenziano dal resto delle persone. Con i personaggi accade la stessa cosa, non importa se siano inventate o se riflettano semplicemente la personalità dell’artista. In entrambi i casi, e per facilitare la comunicazione, questi tratti devono essere ben marcati affinché lo spettatore capisca rapidamente chi è e come pensa il personaggio, senza doversi sforzare a decifrarci.
Oggi ti esibisci principalmente come artista di strada, mescolando magia, giocoleria e umorismo
Una volta trovato il tuo ruolo nel mondo magico, quali sono le motivazioni che ti spingono ad andare avanti e a migliorarti ogni giorno di più?
Come tutti gli artisti mi piace esprimermi attraverso la mia arte e non solo mostrare ciò che so fare. Forse questa è la parte più difficile. Io trovo nella magia o nella giocoleria la scusa, o l’arma, affinché la gente voglia ascoltarmi. Ma in realtà voglio far conoscere loro il mio modo particolare di vedere il mondo. Dare il mio piccolo contributo affinché viviamo in un mondo più equilibrato. Più giusto. So che suona un po’ pretenzioso. Forse utopico. Ma più lontane sono le tue mete, più lontano potrai arrivare.

La strada è uno dei palcoscenici più impegnativi e imprevedibili e, di conseguenza, richiede una grande preparazione.

In questi anni ti sei esibito molto come artista: quali qualità deve avere un artista di strada e quali qualità si sviluppano lavorando in strada?
A prescindere dal luogo in cui ti esibisci accade sempre qualche imprevisto che può far subire un piccolo cambiamento alla tua esibizione, ma in strada questi imprevisti si moltiplicano: non noterai soltanto piccoli cambiamenti, ma potresti dover cambiare totalmente la rotta del tuo spettacolo.
Una qualità che devi sviluppare è l’improvvisazione. Ma non prenderla come qualcosa di drammatico, è il bello di lavorare in strada. Improvvisare non smette di essere un gioco in cui non hai nulla da perdere, ma molto da guadagnare. Principalmente spontaneità e freschezza.
Ricorda che l’improvvisazione è la base di ogni pedagogia teatrale. Questo allenamento risulterà arricchente.
Improvvisare è una risorsa che, oltre a risolvere gli imprevisti, ti darà anche il riconoscimento del pubblico. Ma non è l’unica. L’arte è comunicazione: se non riusciamo a entrare in sintonia con il pubblico, siamo messi male. E a nulla ti servirà improvvisare. In strada devi saper gestire molto bene i tempi, le angolazioni, la misdirection, la recitazione, l’umorismo. Ricorda che la gente è a un solo passo dall’andarsene dal tuo spettacolo: tocca a te fare in modo che ciò non accada. Anche questo ti dà un grandissimo allenamento.
Che consigli daresti a chi vuole diventare un artista di strada?
Semplicemente di avere il coraggio di scendere in strada a fare il proprio spettacolo. Non dico di farlo all’interno di un festival di artisti di strada, dove il pubblico è già predisposto a divertirsi. Parlo proprio di scendere in strada e recitare in una piazza dove nessuno sa che ti esibirai.
Rimarrai sorpreso da tutto quello che imparerai. Il tuo stesso ego farà il possibile per migliorare.
Oltre a molte apparizioni in TV e numerose partecipazioni a festival, sei arrivato secondo al “Campionato mondiale di magia di strada” a St. Wendel e hai vinto il premio come miglior spettacolo al “Festival internazionale di clown”. Complimenti per questi risultati! Cosa consigli a chi vorrebbe avere successo proprio come te?
Un mio amico dice: il primo processo creativo di un artista è la copia. Ma solo il primo, non puoi rimanere fermo lì tutta la vita!
Credo che la chiave sia provare a fare qualcosa di diverso.
Fare ciò che piace. E tanto lavoro.
Quali artisti nel mondo della magia sono stati i tuoi modelli?
Moltissimi!!! Tutti hanno qualche piccolo dettaglio che mi piace e da cui si può imparare. Nei maghi guardo il modo di mostrare la propria magia, non i loro trucchi. Mi piace imparare anche da altri rami dell’arte. Cerco ispirazione nei film di cinema muto, negli spettacoli di burattini o nella danza. Da tutto si impara.

Domanda Bonus

C’è un’altra domanda a cui ti sarebbe piaciuto rispondere in questa intervista? Fattela da solo e rispondi.
Che lavoro c’è dietro ogni spettacolo di magia? E la verità è: tantissimo. Io cerco di creare prima un personaggio e, in base a quello, scegliere i giochi, la musica, i costumi, la scenografia… Cerco di fare qualcosa di diverso rispetto agli altri maghi e questo rende tutto più difficile. Una volta montato lo provo con il pubblico, sicuramente in strada, con le persone che passano di lì. Se si fermano a vedere tutto lo spettacolo, so che sto facendo bene. Se se ne vanno, c’è qualcosa che non va e capisco cosa devo correggere. Ho sempre detto che il pubblico è il mio “regista”.
Ricordiamo ai lettori che possono seguirti https://www.espectaculosmagia.es/
Grazie mille per la tua collaborazione, disponibilità e simpatia!
Giuseppe Ragucci