
Tra le curve dell’Appennino tosco-romagnolo, dove il fiume Bidente scandisce il ritmo delle giornate e il verde del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi fa da anfiteatro naturale, Santa Sofia si è trasformata ancora una volta nel tempio a cielo aperto delle arti performative. Dal 11 al 15 agosto 2026, il festival internazionale di teatro urbano, circo contemporaneo e musica “Di strada in strada” ha tagliato lo straordinario traguardo della sua 35ª edizione.
Anche noi di Castellarte, da sempre innamorati della cultura busker e dell’arte pubblica, ci siamo messi in viaggio: due soci dell’associazione sono approdati in paese in veste di semplici ed entusiasti turisti, immergendosi nel cuore pulsante della kermesse durante le tre giornate clou del 13, 14 e 15 agosto.
Trentacinque anni di pura Meraviglia
Nato nell’inverno del 1991 da un’intuizione di Donato Diversi (l’indimenticato “René”) insieme a un gruppo di visionari della Pro Loco, il festival ha mosso i primi passi nel 1992. In questi trentacinque anni “Di strada in strada” è cresciuto senza mai smarrire la propria anima autentica: un presidio di libertà espressiva capace di far dialogare le avanguardie del nouveau cirque con la tradizione popolare del teatro di piazza. L’edizione 2026 ha scelto di celebrare questo anniversario sotto il segno del sentimento più autentico che l’arte di strada sa regalare: la Meraviglia.

La formula: un borgo diffuso senza barriere

La forza di “Di strada in strada” risiede in una formula ormai collaudata ma sempre capace di rinnovarsi. Il festival si apre tradizionalmente con le anteprime nelle frazioni montane di Spinello e Corniolo (11 e 12 agosto), per poi riversare tutta la sua energia nel centro storico e nell’alveo fluviale di Santa Sofia dal 13 al 15.
Non ci sono palchi inaccessibili o distanze di sicurezza formali: la piazza è democratica, lo spettacolo accade a un palmo di naso dagli spettatori. Dalle postazioni acustiche più raccolte tra i vicoli ai grandi palchi amplificati del Musik Park e del Baraonda nel Parco Fluviale, fino all’immancabile rito del “cappello”, la formula abbatte ogni confine tra pubblico, artista e territorio.
Il racconto dei tre giorni: gli artisti in scena e la Location
Vivere il festival dal 13 al 15 agosto significa farsi travolgere da un caleidoscopio di emozioni e discipline:
Circo contemporaneo e virtuosismi aerei: compagnie internazionali e italiane hanno sfidato la gravità tra roue Cyr, mano a mano e acrobatica pura. Tra le performance più applaudite, le evoluzioni geometriche e poetiche di collettivi come i funambolici Sonics Acrobati, Collectif Acrocinus, Cie Masawa e l’ironia acrobatica di Cometa Circus.
Comicità, clown e teatro di figura: l’irriverenza teatrale di formazioni come Compagnia Lannutti & Corbo e le incursioni visive di Madame Rebiné hanno tenuto banco tra le piazze, affiancate dalla maestria delle marionette di The Gipsy Marionettist.
La notte del fuoco e la musica sul fiume: quando cala il buio, il Bidente diventa lo specchio ideale per le scintille. Le coreografie pirotecniche e gli spettacoli di fuoco dei francesi Cie La Salamandre hanno infiammato la notte di Ferragosto, traghettando il pubblico verso concerti live e dj set che hanno fatto ballare l’Osteria del Parco fino a notte fonda.
Santa Sofia non è una semplice cornice scenografica, ma parte integrante della drammaturgia del festival. Le acque limpide del Bidente, le scalinate in pietra serena, gli scorci del Parco delle Sculture e la frescura che scende dalle foreste secolari creano un microclima magico. Camminare con il naso all’insù tra le vie del paese regala la sensazione di un luogo che per tre giorni sospende il tempo ordinario per fare spazio alla poesia del presente.
Per noi di Castellarte, questa tre giorni santasofiese è stata una preziosa boccata d’ossigeno culturale: un festival che a 35 anni suonati dimostra come la strada rimanga lo spazio più vitale e sincero per fare e vivere l’arte.

